sabato 15 maggio 2010

articolo di Umberto Eco

L'articolo di Eco apparso sull' L'ESPRESSO del 14 maggio 2010

OPINIONI


Boicottiamo i latinisti israeliani?
di Umberto Eco

Non sono d'accordo con il mio amico Gianni Vattimo che ha firmato l'appello secondo cui "gli accademici e intellettuali israeliani hanno svolto e svolgono un ruolo di sostegno dei loro governi"

Nel gennaio 2003 in una Bustina mi rammaricavo che la rivista inglese "The Translator", diretta da Mona Baker, stimata curatrice di una Encyclopedia of Translation Studies avesse deciso (per protestare contro la politica di Sharon) di boicottare le istituzioni universitarie israeliane, e pertanto aveva chiesto a due studiosi israeliani, che facevano parte del comitato direttivo della rivista, di dare le dimissioni. Per inciso i due studiosi erano notoriamente in polemica con la politica del loro governo, ma la cosa a Mona Frank [no: Baker] non faceva né caldo né freddo.
Osservavo che occorre distinguere tra la politica di un governo (o addirittura tra la costituzione di uno Stato) e i fermenti culturali che agitano un certo paese. Implicitamente rilevavo che considerare tutti i cittadini di un paese responsabili della politica del loro governo era una forma di razzismo. Tra chi si comporta così e chi afferma che, siccome alcuni palestinesi commettono attentati terroristici, bisogna bombardare tutti i palestinesi, non c'è alcuna differenza.

Ora è stato presentato a Torino un manifesto della Italian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel in cui, sempre per censurare la politica del governo israeliano, si sostiene che "le università, gli accademici e gli intellettuali israeliani, nella quasi totalità, hanno svolto e svolgono un ruolo di sostegno dei loro governi e sono complici delle loro politiche. Le università israeliane sono anche i luoghi dove si realizzano alcuni dei più importanti progetti di ricerca, a fini militari, su nuove armi basate sulle nanotecnologie e su sistemi tecnologici e psicologici di controllo e oppressione della popolazione civile".
Pertanto si chiede di astenersi dalla partecipazione in ogni forma di cooperazione accademica e culturale, di collaborazione o di progetti congiunti con le istituzioni israeliane; di sostenere un boicottaggio globale delle istituzioni israeliane a livello nazionale e internazionale, inclusa la sospensione di tutte le forme di finanziamento e di sussidi a queste istituzioni.

Non condivido affatto la politica del governo israeliano e ho visto con molto interesse il manifesto di moltissimi ebrei europei (JCall) contro l'espansione degli insediamenti israeliani (manifesto che, con le polemiche che ha suscitato, mostra come ci sia una accesa dialettica su questi problemi nel mondo ebraico, dentro e fuori Israele). Ma trovo mendace l'affermazione per cui "gli accademici e gli intellettuali israeliani, nella quasi totalità, hanno svolto e svolgono un ruolo di sostegno dei loro governi", perché tutti sappiamo di quanti intellettuali israeliani abbiano polemizzato e polemizzino su questi temi.
Dobbiamo astenerci di ospitare in un congresso di filosofia ogni filosofo cinese per il fatto che il governo di Pechino censura Google?
Posso capire che (per uscire dall'imbarazzante argomento israeliano ) se si apprende che i dipartimenti di fisica dell'università di Teheran o di Pyongyang collaborano attivamente alla costruzione della bomba atomica di quei paesi, i dipartimenti di fisica di Roma o di Oxford preferiscano interrompere ogni rapporto istituzionale con quei luoghi di ricerca. Ma non capisco perché debbano interrompersi i rapporti coi dipartimenti di storia dell'arte coreana o di letteratura persiana antica.
Vedo che ha partecipato al lancio del nuovo appello al boicottaggio il mio amico Gianni Vattimo. Ora facciamo (per assurdo!) l'ipotesi che in alcuni paesi stranieri si diffonda la voce che il governo Berlusconi attenta al sacro principio democratico della divisione dei poteri delegittimando la magistratura, e si avvale del sostegno di un partito decisamente razzista e xenofobo. Piacerebbe a Vattimo che, in polemica con questo governo, le università americane non lo invitassero più come visiting professor, e speciali comitati per la difesa del diritto provvedessero a eliminare tutte le sue pubblicazioni dalle biblioteche Usa? Io credo che griderebbe all'ingiustizia e affermerebbe che fare così è come giudicare tutti gli ebrei responsabili di deicidio solo perché il Sinedrio quel venerdì santo era di malumore.
Non è vero che tutti i rumeni sono stupratori, tutti i preti pedofili e tutti gli studiosi di Heidegger nazisti. E quindi qualsiasi posizione politica, qualsiasi polemica nei confronti di un governo, non deve coinvolgere un intero popolo e una intera cultura. E questo vale in particolare per la repubblica del sapere, dove la solidarietà tra studiosi, artisti e scrittori di tutto il mondo è sempre stato un modo per difendere, al di là di ogni frontiera, i diritti umani.
(13 maggio 2010)

venerdì 14 maggio 2010

grazie

Il bat mizwà di Gali è stato molto bello.
Eravamo una sessantina di persone, tra amici più cari e parenti stretti ,e Michal ( che ha ormai 37 anni ma a sembra ne abbia ancora 18 e non la madre di tre figli , di cui una ragazzina , appunto, di 12 che ne dimostra 18 ) , era felice ....eravamo tutti felici, a dire il vero. Gali ha letto un suo breve discorso, molto bello , c'era un caricaturista che ci ha disegnati un pò tutti, un buffissimo film fatto da un'amica per Gali.
e c'erano le mie quattro figlie adottive!
Le due piccole di Eyal ( lui ormai ne ha 40) , le gemelle , sono state sveglissime fino a tardi, girando tra gli ospiti , a farsi coccolare da tutti.
Adesso sono le due del pomeriggio, sono tutte e due qui , la casa è un bailamme .... giocano a casetta, ridono , adesso si sono addormentate sul tappeto. Poi è arrivata mia sorella Laura e ce ne siamo state tranquille a chiacchierare.
Mia madre avrebbe fatto un colpo se la avessimo ridotto la casa così , ci siamo dette tra sorelle.
E poi ci siamo dette che malgrado ce ne sarebbero di cose da dire su questo Paese , siamo felici di essere venute a vivere qui. Che non ce ne siamo mai pentite.

E grazie a tutti coloro che mi hanno scritto parole affettuose , ieri.

mercoledì 12 maggio 2010

la mattina

Le mie mattine sono sempre molto strane. Mi sveglio con una sensazione di stupore praticamente ogni giorno. Stupore per esserci ancora anche se Joni non c'è più, stupore per la sensazione di malessere che mi prende appena sveglia , la stessa sensazione che non mi permette di addormentarmi subito, la sera, quando vado a letto. Anche questa mattina mi son svegliata così .
E poi mi è venuto in mente che oggi è il Bat Mizwà di mia nipote Gali e che ho due bravi figli di cui andare fiera e cinque deliziosi nipoti e un bravo compagno e tante cose da fare per il presente e per il futuro , e allora ricomincio: ma il mio" pezzo mancante "lo sento comunque. È un pò come aver perso una gamba e averne una finta da rimettere ogni giorno: impari a camminare bene, anche a correre, nessuno se ne accorge, ma il moncherino fa comunque e sempre male quando lo tocchi.
Immagino che anche Avraham abbia sensazioni simili, anche se in momenti diversi. Ma non ne parliamo molto spesso perchè il dolore è talmente grande e profondo e spaventoso che è meglio lasciarlo lì e non toccarlo troppo, sennò come un vulcano rischia di esplodere.
E così adesso mi lavo, mi vesto, mi trucco, e ricomincio a vivere , e mi preparo ad essere felice, allegra e contenta alla festa di Gali, per Gali , per Joni, e per me stessa.

martedì 11 maggio 2010

un'amica racconta una storia italiana

In un ricco paese del nord-est, pieno di boutique, di signore con abiti firmati e di "bella gente" con belle case e ancor più belle aautomobili, un paese in cui i giovani sono apparentemente felicissimi e spensierati e bevono spritz in piazza tutte le sere e le ragazze esibiscono le loro grazie con gioia, un paese che a guardarlo così, superficialmente, alle 19,30 della sera, sembrerebbe il bengòdi, è successo questo episodio.

In piazza c'è da sempre una pasticceria, molto nota anche fuori perchè le torte e le paste sono veramente buone, da generazioni le ricette si tramandano di padre in figlio e la qualità non è mai scemata. I clienti sono degli habitués, conoscono i gestori e si conoscono tra di loro. Ora la pasticceria è condotta da due giovani fratelli, un lui e una lei, che si sono trovati questa fortuna e presumo facciano di tutto per tenersela stretta, per continuare il buon nome del locale, per mantenere una clientela qualificata.

Entrano una signora marocchina e sua figlia dodicenne. La signora è una vera signora, fa la traduttrice anche per l'università, collabora culturalmente con il comune, è molto carina, magra e fine;la bimba, che frequenta regolari scuole statali e ha un bellissimo aspetto, chiede una pastina.....la proprietaria, rivolgendosi scocciata alla commessa, sbotta: "Dàghe 'na pastina a 'sta talebana!". "Mamma, perchè mi chiamano talebana se non sono armata?"-mormora la bambina.
La signora marocchina non risponde, paga, esce, e fila dritta a sporgere denuncia ai carabinieri, i quali arrivano, tentano di conciliare chidendo delle scuse che vengono pòrte, ma non accettate....la signora pretende di andare fino in fondo, proprio come fanno i talebani!!!!

Ora, c'è solo da sperare che la multa di risarcimento sia consistente, che la bimba con quella si paghi studi ,e divertimenti, e viaggi, e magari un giorno si compri una bella pasticceria...una pasticceria enorme che si chiami "Emergency" o qualcosa del genere, no???

Porca miseria, quanto resistente è il germe del razzismo, quanta convinzione di superiorità deve avere uno per pronunciare una frase simile, quanta gente in quel benestante paese è pronta a difendere la "buona fede" della pasticciera?
Non voglio avere risposte, non lo voglio sapere.

di nuovo l'ora di religione

il problema dell'ora di religione ha provocato un bel dibattito di amici su facebook ( tra parentesi i lettori e le lettrici di vanity sono senz'altro invitati a partecipare, basta mandarmi la richiesta e diventate subito amici miei anche voi ).
E mi ha fatto venire in mente il giorno della morte dei miei genitori a pochi anni di distanza.
Ancora oggi ricordo che quando morirono , li misero , ognuno quando fu il suo giorno, in una stanza con il crocifisso , e in una bara con il crocifisso. Dovemmo chiedere di toglierli. Del resto lo fecero immediatamente , e con grande civiltà.
Non ho nulla contro il crocifisso , ma non mi rappresenta e non rappresentava loro , come una menorà o una stella di Davide non rappresenta un cristiano. Mi sembra così semplice... ma evidentemente non lo è.

lunedì 10 maggio 2010

l'ora di religione

Da bambina ebrea in Italia ,ho passato tante ore nei corridoi di scuola durante le ore di religione . Ai miei tempi a Padova di musulmani non credo ce ne fossero molti , anzi non credo ce ne fossero proprio, e di protestanti o di appartenenti ad altre religioni, ancora meno. Ricondo gli sguardi dei compagni durante l'uscita, gli sguardi dei compagni al ritorno in classe, la solitudine dei corridoi, la maestra di prima elementare che mi chiedeva se potevo trovare nel mio cuore un pò d'amore per il bambin Gesù , alla vigilia di Natale . ( certo che potevo , ma no, non potevo , ero una bambina ebrea ....). Da un giorno all'altro mio padre mi cambiò di scuola.
Oggi di bambini ebrei nelle scuole italiane credo che come allora ce ne siano assai pochi , ma di musulmani o appartenenti ad altre religioni tanti di più.
Cosa fanno oggi quei bambini o ragazzi durante l'ora di religione? mi piacerebbe saperlo.
tutto questo mi è venuto in mente leggendo l'articolo di Repubblica che segue.


Ora di religione nel credito"
Gelmini esulta per la sentenza
La notizia della decisione dei giudici diffusa dal ministero di viale Trastevere. Cambia la valutazione alla vigilia degli scrutini
di SALVO INTRAVAIA
LA Religione contribuirà alla determinazione del credito scolastico. Ne dà notizia lo stesso ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, che dichiara: il "Consiglio di Stato accoglie le nostre posizioni". Il ministro "accoglie con soddisfazione la notizia", in quanto i giudici amministrativi ribaltano la sentenza del Tar Lazio che la scorsa estate bloccò le ordinanze emanate dall'ex ministro, Giuseppe Fioroni, nelle quali si afferma che anche la Religione cattolica contribuisce alla dote in punti che i ragazzi raccolgono nell'ultimo triennio in vista della maturità.

Il Consiglio di stato "ha riconosciuto la legittimità - continua viale Trastevere - delle ordinanze nelle quali si stabiliva che ai fini dell'attribuzione del credito scolastico, determinato dalla media dei voti riportata dall'alunno, occorreva tener conto anche del giudizio espresso dal docente di religione". Il perché è presto detto. "Il Consiglio di Stato infatti ha stabilito che, nel caso l'alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all'attribuzione del credito scolastico".

Con la sentenza numero 7076 dello scorso mese di agosto il Tar Lazio accolse i ricorsi presentati, a partire dal 2007, da alcuni studenti, supportati da diverse associazioni laiche e di confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano appunto l'annullamento delle ordinanze ministeriali firmate da Fioroni e adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008. In quell'occasione manifestò il suo dissenso la parlamentare del Pd, Paola Binetti, che adesso si prende la sua rivincita. Cosa accadrà adesso?

L'anno scolastico è agli sgoccioli e, durante gli scrutini, i Consigli di classe dovranno attribuire il credito scolastico (8 punti per la terza, 8 per la quarta e 9 per la quinta) in vista degli esami di stato. Secondo quanto comunicato dal ministero, il giudizio dei prof di Religione dovrebbe concorrere alla determinazione del credito, ma solo per chi si avvale di questo insegnamento. Coloro che non seguono le lezioni di religione, ovviamente, non avranno né giudizio né credito. Sarà nei prossimi giorni lo stesso ministero a chiarire le modalità di applicazione del provvedimento.

risposta a tiziana

Rispondo qui alla lettera di Tiziana ( che si trova nel commento al post precedente ).
Vivendo qui non posso certo permettermi il lusso del pessimismo. Altrimenti vivrei nell'angoscia senza un attimo di respiro. E penso che la stragrande maggioranza degli Israeliani , anche se non lo dice apertamente, nel profondo del cuore sa che non c'è altra soluzione possibile. E dall'altra parte, quella Palestinese, non c'è solo odio, c'è molto odio ,questo sì, (ma quello c'è anche da noi!) provocato in gran parte dalla realtà fisica in cui spesso i palestinesi sono costretti a vivere .
Però alla fine le due parti sanno bene che quella dei due Stati è la migliore soluzione e che "uno Stato per due popoli" porterebbe come minimo morte e continua guerriglia interna.
tutto molto complicato e molto semplice, molto razionale e molto emotivo....come sempre in Medio Oriente, e in più ci vogliono anche dei bravi leader ...
e adesso vado a farmi il mio primo caffè della giornata ( molto italiano) qui a Tel Aviv, e ad aprire le finestre, che fa un gran caldo!
( adesso annunciano alla radio che i fumi del vulcano questa notte potrebbero arrivare anche qui).
Ci mancava solo il vulcano.