Compromesso, vita, morte….
Di abarthur
Mentre scrivo questo post, moltissime persone in Italia e in altri Stati occidentali, si ritrovano davanti alle Ambasciate e ai Consolati Israeliani per manifestare il loro dissenso, ( ma è parola troppo debole, diciamo sdegno ) per l’aggressione alla nave degli aiuti umanitari ai palestinesi. Il governo di destra di Gerusalemme ha spinto in modo dissennato l’acceleratore verso una brutale repressione, mostrando una cecità politica che rasenta il salto nel buio. Di tutto aveva bisogno Israele che non fosse, gettarsi da sola nel discredito o peggio, attirarsi l’ira dei pacifisti e dei “liberal” di mezzo mondo. E’ evidente che aprire il fuoco contro Freedom Flotilla mette in discussione la sicurezza dei cittadini israeliani. Ma i governi di Destra, sotto tutte le latitudini sono connotati da politiche aggressive, dove si coniuga espansionismo muscolare, ossessivo nazionalismo all’intolleranza religiosa o all’esasperata ostentazione della bandiera identitaria. Il governo del Signor Netanyhau è un tipico esempio. Volendo imporrere una supremazia a tutto tondo, diviene incendiario in un contesto dove ogni cosa è infiammabile. Oltre la metafora, Israele è adagiato su un terreno che sprigiona petrolio, buttarci sopra tizzoni ardenti è offrire pretesti ai dittatori iraniani, o chi per loro. Sicuramente gli integralisti delle varie specie si sfregano le mani. Forse ai palestinesi manca un Nelson Mandela e ad Israele uno statista alla J.F. Kennedy. Ma con i “forse” non si fa storia. Alla mia breve nota, faccio seguire le considerazioni di uno dei più grandi scrittori viventi, l’israeliano Amos Oz sul ” compromesso”. “Tra uccidere e morire”: [ .. i giovani pensano che il compromesso sia opportunistico o disonesto. Ma nel mio vocabolario, il compromesso è sinonimo di vita, dove c'è vita c'è compromesso. L'opposto non è integrità e onestà, ma fanatismo e morte. Il compromesso per me è una filosofia, un modo di vita. Esso è cercare di incontrare l'altro a metà strada.] A suggellare l’importanza di questa via dell’incontro, aggiungo una poesia del maggiore poeta arabo: Adonis o Alì Ahmad Sa’id Esber siriano di nascita, libanese di vita, oggi cittadino francese. Da “Memoria del Vento” – Canti di Mihya’r il damasceno-
Ti ho chiamata nube / o ferita / o piccione migratore
ti ho chiamata penna e libro /ed eccomi qui ad avviare un dialogo
tra me e la lingua dal nobile passato / nelle isole dei libri
nell’arcipelago dell’antico errore / ed eccomi qui che insegno a dialogare
al vento e alle palme / o ferita o piccione migratore.
lunedì 31 maggio 2010
nostalgia di normalità
Ho ricevuto tanti messaggi oggi e ho scritto e parlato tanto .
Adesso è mezzanotte a Tel Aviv, e sono stanca, stanca ,tanto stanca ma ancora non riesco ad andare a letto.
Ieri notte avevo fatto uno strano sogno , che la mia casa era cambiata e diventata bruttissima, brutta da vergognarsi. Con brutti mobili e brutti quadri e bruttissimi tappeti.
Mi sono svegliata, ho acceso la tivù ed era come se il sogno fosse diventato realtà.
Ho provato una terribile stretta di angoscia.
Che disastro.
E no, la carneficina non è stata fatta apposta, malgrado da lontano sembri forse altrimenti.... Troppi anni (40) di occupazione ci hanno ridotto così: semplicemente stupidi, militarmente stupidi, politicamenti stupidi e adesso anche attoniti e spaventati davanti al disastro,e isolati nel mondo e davanti al mondo.
La flottiglia era chiaramente una provocazione ma non era una flotta di navi di pirati e Gaza non è la Somalia. Se proprio la si voleva allontare perchè attaccarla nelle acque territoriali internazionali? Perchè fare scendere i soldati dagli elicotteri? perchè , per esempio, non rimorchiare semplicemente le navi? Avevano avuto un bel pò di tempo per prepararsi all'arrivo della flottiglia ... non sapevano, i nostri politici e il nostro mossad, chi c'era a bordo?? bastava poco, con una corda li si sarebbe potuto fermare... sarebbero bastato due lacrimogeni... ma chi ha preso le decisioni?
adesso dicono che bisogna spiegare al mondo le nostre ragioni.... quali ragioni? cosa c'è da spiegare ? Chi le ha prese le decisioni ? chi è il responsabile?
a mezzanotte, ancora non sappiamo quanti morti ci sono stati, o i loro nomi....che razza di paese siamo diventati ?
Dicono che gli ebrei sono tanto intelligenti. A volte proprio no. questa volta proprio no.
Spero di riuscire a dormire questa notte.
Lascio per ultimo un articolo tratto da Haretz.
A Special Place in Hell / The Second Gaza War: Israel lost at sea
We are no longer defending Israel. We are now defending the siege, which is itself becoming Israel's Vietnam.
By Bradley Burston
A war tells a people terrible truths about itself. That is why it is so difficult to listen.
We were determined to avoid an honest look at the first Gaza war. Now, in international waters and having opened fire on an international group of humanitarian aid workers and activists, we are fighting and losing the second. For Israel, in the end, this Second Gaza War could be far more costly and painful than the first.
In going to war in Gaza in late 2008, Israeli military and political leaders hoped to teach Hamas a lesson. They succeeded. Hamas learned that the best way to fight Israel is to let Israel do what it has begun to do naturally: bluster, blunder, stonewall, and fume.
Hamas, and no less, Iran and Hezbollah, learned early on that Israel's own embargo against Hamas-ruled Gaza was the most sophisticated and powerful weapon they could have deployed against the Jewish state.
Here in Israel, we have still yet to learn the lesson: We are no longer defending Israel. We are now defending the siege. The siege itself is becoming Israel's Vietnam.
Of course, we knew this could happen. On Sunday, when the army spokesman began speaking of a Gaza-bound aid flotilla in terms of an attack on Israel, MK Nahman Shai, the IDF chief spokesman during the 1991 Gulf war, spoke publicly of his worst nightmare, an operation in which Israeli troops, raiding the flotilla, might open fire on peace activists, aid workers and Nobel laureates.
Likud MK Miri Regev, who also once headed the IDF Spokesman's Office, said early Monday that the most important thing now was to deal with the negative media reports quickly, so they would go away.
But they are not going to go away. One of the ships is named for Rachel Corrie, killed while trying to bar the way of an IDF bulldozer in Gaza seven years ago. Her name, and her story, have since become a lightning rod for pro-Palestinian activism.
Perhaps most ominously, in a stepwise, lemming-like march of folly in our relations with Ankara, a regional power of crucial importance and one which, if heeded, could have helped head off the First Gaza War, we have come dangerously close to effectively declaring a state of war with Turkey.
"This is going to be a very large incident, certainly with the Turks," said Benjamin Ben-Eliezer, the cabinet minister with the most sensitive sense of Israel's ties with the Muslim world.
We explain, time and again, that we are not at war with the people of Gaza. We say it time and again because we ourselves need to believe it, and because, deep down, we do not.
There was a time, when it could be said that we knew ourselves only in wartime. No longer. Now we know nothing. Yet another problem with refraining from talks with Hamas and Iran: They know us so much better than we know ourselves.
They know, as the song about the Lebanon War suggested ("Lo Yachol La'atzor Et Zeh") that we, unable to see ourselves in any clarity, are no longer capable of stopping ourselves.
Hamas, as well as Iran, have come to know and benefit from the toxicity of Israeli domestic politics, which is all too ready to mortgage the future for the sake of a momentary apparent calm.
They know that in our desperation to protect our own image of ourselves, we will avoid modifying policies which have literally brought aid and comfort to our enemies, in particular Hamas, which the siege on Gaza has enriched through tunnel taxes and entrenched through anger toward Israel.
For many on the right, it must be said, there will be a quiet joy in all of what is about to hit the fan. "We told you so," the crowing will begin. "The world hates us, no matter what we do. So we may as well go on building [Read: 'Settling the West Bank and East Jerusalem'] and defending our borders [Read: 'Bolster Hamas and ultimately harm ourselves by refusing to lift the Gaza embargo']."
Hamas, Iran and the Israeli and Diaspora hard right know, as one, that this is a test of enormous importance for Benjamin Netanyahu. Keen to have the world focus on Iran and the threat it poses to the people of Israel, Netanyahu must recognize that the world is now focused on Israel and the threat it poses to the people of Gaza.
Adesso è mezzanotte a Tel Aviv, e sono stanca, stanca ,tanto stanca ma ancora non riesco ad andare a letto.
Ieri notte avevo fatto uno strano sogno , che la mia casa era cambiata e diventata bruttissima, brutta da vergognarsi. Con brutti mobili e brutti quadri e bruttissimi tappeti.
Mi sono svegliata, ho acceso la tivù ed era come se il sogno fosse diventato realtà.
Ho provato una terribile stretta di angoscia.
Che disastro.
E no, la carneficina non è stata fatta apposta, malgrado da lontano sembri forse altrimenti.... Troppi anni (40) di occupazione ci hanno ridotto così: semplicemente stupidi, militarmente stupidi, politicamenti stupidi e adesso anche attoniti e spaventati davanti al disastro,e isolati nel mondo e davanti al mondo.
La flottiglia era chiaramente una provocazione ma non era una flotta di navi di pirati e Gaza non è la Somalia. Se proprio la si voleva allontare perchè attaccarla nelle acque territoriali internazionali? Perchè fare scendere i soldati dagli elicotteri? perchè , per esempio, non rimorchiare semplicemente le navi? Avevano avuto un bel pò di tempo per prepararsi all'arrivo della flottiglia ... non sapevano, i nostri politici e il nostro mossad, chi c'era a bordo?? bastava poco, con una corda li si sarebbe potuto fermare... sarebbero bastato due lacrimogeni... ma chi ha preso le decisioni?
adesso dicono che bisogna spiegare al mondo le nostre ragioni.... quali ragioni? cosa c'è da spiegare ? Chi le ha prese le decisioni ? chi è il responsabile?
a mezzanotte, ancora non sappiamo quanti morti ci sono stati, o i loro nomi....che razza di paese siamo diventati ?
Dicono che gli ebrei sono tanto intelligenti. A volte proprio no. questa volta proprio no.
Spero di riuscire a dormire questa notte.
Lascio per ultimo un articolo tratto da Haretz.
A Special Place in Hell / The Second Gaza War: Israel lost at sea
We are no longer defending Israel. We are now defending the siege, which is itself becoming Israel's Vietnam.
By Bradley Burston
A war tells a people terrible truths about itself. That is why it is so difficult to listen.
We were determined to avoid an honest look at the first Gaza war. Now, in international waters and having opened fire on an international group of humanitarian aid workers and activists, we are fighting and losing the second. For Israel, in the end, this Second Gaza War could be far more costly and painful than the first.
In going to war in Gaza in late 2008, Israeli military and political leaders hoped to teach Hamas a lesson. They succeeded. Hamas learned that the best way to fight Israel is to let Israel do what it has begun to do naturally: bluster, blunder, stonewall, and fume.
Hamas, and no less, Iran and Hezbollah, learned early on that Israel's own embargo against Hamas-ruled Gaza was the most sophisticated and powerful weapon they could have deployed against the Jewish state.
Here in Israel, we have still yet to learn the lesson: We are no longer defending Israel. We are now defending the siege. The siege itself is becoming Israel's Vietnam.
Of course, we knew this could happen. On Sunday, when the army spokesman began speaking of a Gaza-bound aid flotilla in terms of an attack on Israel, MK Nahman Shai, the IDF chief spokesman during the 1991 Gulf war, spoke publicly of his worst nightmare, an operation in which Israeli troops, raiding the flotilla, might open fire on peace activists, aid workers and Nobel laureates.
Likud MK Miri Regev, who also once headed the IDF Spokesman's Office, said early Monday that the most important thing now was to deal with the negative media reports quickly, so they would go away.
But they are not going to go away. One of the ships is named for Rachel Corrie, killed while trying to bar the way of an IDF bulldozer in Gaza seven years ago. Her name, and her story, have since become a lightning rod for pro-Palestinian activism.
Perhaps most ominously, in a stepwise, lemming-like march of folly in our relations with Ankara, a regional power of crucial importance and one which, if heeded, could have helped head off the First Gaza War, we have come dangerously close to effectively declaring a state of war with Turkey.
"This is going to be a very large incident, certainly with the Turks," said Benjamin Ben-Eliezer, the cabinet minister with the most sensitive sense of Israel's ties with the Muslim world.
We explain, time and again, that we are not at war with the people of Gaza. We say it time and again because we ourselves need to believe it, and because, deep down, we do not.
There was a time, when it could be said that we knew ourselves only in wartime. No longer. Now we know nothing. Yet another problem with refraining from talks with Hamas and Iran: They know us so much better than we know ourselves.
They know, as the song about the Lebanon War suggested ("Lo Yachol La'atzor Et Zeh") that we, unable to see ourselves in any clarity, are no longer capable of stopping ourselves.
Hamas, as well as Iran, have come to know and benefit from the toxicity of Israeli domestic politics, which is all too ready to mortgage the future for the sake of a momentary apparent calm.
They know that in our desperation to protect our own image of ourselves, we will avoid modifying policies which have literally brought aid and comfort to our enemies, in particular Hamas, which the siege on Gaza has enriched through tunnel taxes and entrenched through anger toward Israel.
For many on the right, it must be said, there will be a quiet joy in all of what is about to hit the fan. "We told you so," the crowing will begin. "The world hates us, no matter what we do. So we may as well go on building [Read: 'Settling the West Bank and East Jerusalem'] and defending our borders [Read: 'Bolster Hamas and ultimately harm ourselves by refusing to lift the Gaza embargo']."
Hamas, Iran and the Israeli and Diaspora hard right know, as one, that this is a test of enormous importance for Benjamin Netanyahu. Keen to have the world focus on Iran and the threat it poses to the people of Israel, Netanyahu must recognize that the world is now focused on Israel and the threat it poses to the people of Gaza.
cosa dice uri avnery (in inglese e ebraico)
Uri Avnery: this night a crime was perpetrated in the middle of the sea, by order of the government of Israel and the IDF Command
A warlike attack against aid ships and deadly shooting at peace and humanitarian aid activists
It is a crazy thing that only a government that crossed all red lines can do
"Only a crazy government that has lost all restraint and all connection to reality could something like that - consider ships carrying humanitarian aid and peace activists from around the world as an enemy and send massive military force to international waters to attack them, shoot and kill.
"Noone in the world will believe the lies and excuses which the government and army spokesmen come up with," said former Knesset member Uri Avnery of the Gush Shalom movement. Gush Shalom activists together with activists of other organizations are to depart at 11:00 from Tel Aviv to protest in front of the prepared detention facility where the international peace activists will be brought.
Greta Berlin, the spokeswoman for the flotilla organizers located in Cyprus, told Gush Shalom activists that the Israeli commandos landed by helicopter on the boats and immediately opened fire.
This is a day of disgrace to the State of Israel, a day of anxiety in which we discover that our future was entrusted to a bunch of trigger-happy people without any responsibility. This day is a day of disgrace and madness and stupidity without limit, the day the Israeli government took care to blacken the name of the country in the world, adding convincing evidence of aggressiveness and brutality to Israel's already bad international image, discouraging and distancing the few remaining friends.
Indeed, today a provocation took place off the coast of Gaza - but the provocateurs were not the peace activists invited by the Palestinians and seeking to reach Gaza. The provocation was carried out by Navy ships commandos at the bidding of the Israeli government, blocking the way of the aid boats and using deadly force.
It is time to lift the siege on the Gaza Strip, which causes severe suffering to its residents. Today the Israeli government ripped the mask of its face with its own hands and exposed the fact that Israel did not "disengage" from Gaza. Real disengagement from the area does not go together with blocking the access to it or sending soldiers to shoot and kill and wound those who try to get there.
The State of Israel promised in the Oslo Accords 17 years ago to enable and encourage the establishment of a deep water port in Gaza, through which Palestinians could import and export freely to develop their economy. It's time to realize this commitment and open the Port of Gaza. Only after the Gaza port will be open to free and undisturbed movement, just like the Ashdod and Haifa ports, will Israel really have disengaged from the Gaza Strip. Until then, the world will continue - and rightly so - to consider the Gaza Strip under Israeli occupation and the State of Israel as responsible for the fate of the people living there.
לעיתונות 31.5.2010
אורי אבנרי: בלב ים בוצע הלילה מעשה פשע בפקודת ממשלת ישראל ופיקוד צה"ל
התקפה מלחמתית על ספינות סיוע וירי קטלני על פעילי שלום וסיוע הומניטארי
היא מעשה מטורף שרק ממשלה שעברה כל גבול מסוגלת לעשותו
"רק ממשלה מטורפת שאיבדה כל רסן וכל קשר למציאות הייתה מסוגלת למעשה כזה – להתייחס לספינות הנושאות סיוע הומניטארי ופעילי שלום מכל רחבי העולם כאל אויב ולשלוח כוח צבאי אדיר כדי לתקוף אותן במים בינלאומיים, לירות ולהרוג. התירוצים השקרניים שמביאים דוברי הממשלה והצבא למעשה הזה לא ישכנעו איש בעולם" אומר חבר הכנסת לשעבר אורי אבנרי מתנועת גוש שלום. פעילים מגוש שלום ותנועות אחרות עומדים לצאת בשעה 11.00 מתל אביב לקיים הפגנת מחאה לפני מתקן המעצר אליו הובאו פעילי השלום הבינלאומיים.
גרטה ברלין, דוברת מארגני המשט הנמצאת בקפריסין, מסרה לפעילי גוש שלום כי חיילי הקומנדו הישראלים נחתו בהליקופטר על הספינות ופתחו מיד באש לעבר נוסעיהן.
זהו יום של חרפה למדינת ישראל, יום של חרדה בו אנו מגלים כי עתידנו הופקד בידי חבורה של אנשים חסרי כל אחריות שידם קלה על ההדק. זהו יום הוא יום של בושה וחרפה וגם שיגעון וטפשות ללא גבול, יום בו דאגה ממשלת ישראל להשחיר את שמה של המדינה בעולם כולו, לספק הוכחות חדשות ומוחצות לתדמית הכוחנית והברוטאלית שכבר יצאה לישראל בזירה הבינלאומית, לייאש ולהרחיק את מעט הידידים שעוד נותרו לה.
אכן, היום התבצעה פרובוקציה מול חופי עזה – אך הפרובוקטורים לא היו פעילי השלום שביקשו להגיע לעזה על פי הזמנתם ובקשתם המפורשת של התושבים הפלסטינים. את הפרובוקציה ביצעו ספינות חיל הים וחיילי הקומנדו, במצוותה של ממשלת ישראל, כאשר חסמו את דרכן של הספינות והפעילו כוח קטלני.
הגיע הזמן להסיר את המצור על רצועת עזה, הגורם סבל קשה לתושביה. היום קרעה ממשלת ישראל במו ידיה את המסכה מעל פניה וחשפה את העובדה כי מדינת ישראל לא "התנתקה" מעזה. מי שהתנתק באמת משטח אינו חוסם את הדרכים לשטח הזה ואינו שולח חיילים להרוג ולפצוע את כי מי משנסה הלגיע אליו.
מדינת ישראל התחייבה בהסכמי אוסלו לפני 17 שנה לאפשר וגם לעודד הקמת נמל עמוק מים בעזה, דרכו יוכלו הפלסטינים לייבא ולייצא באופן חופשי ולפתח את כלכלתם. הגיע הזמן לממש את ההתחייבות הזאת ולפתוח לרווחה את נמל עזה. רק ברגע שיפתח נמל עזה לתנועה חופשית ובלתי מופרעת, בדיוק כמו בנמל אשדוד ובנמל חיפה, תסתיים באמת התנתקותה של ישראל מרצועת עזה. עד אז, ימשיך העולם – ובצדק – לראות את רצועת עזה כנתונה לכיבוש ישראלי ואת מדינת ישראל כאחראית לגורל התושבים בה
A warlike attack against aid ships and deadly shooting at peace and humanitarian aid activists
It is a crazy thing that only a government that crossed all red lines can do
"Only a crazy government that has lost all restraint and all connection to reality could something like that - consider ships carrying humanitarian aid and peace activists from around the world as an enemy and send massive military force to international waters to attack them, shoot and kill.
"Noone in the world will believe the lies and excuses which the government and army spokesmen come up with," said former Knesset member Uri Avnery of the Gush Shalom movement. Gush Shalom activists together with activists of other organizations are to depart at 11:00 from Tel Aviv to protest in front of the prepared detention facility where the international peace activists will be brought.
Greta Berlin, the spokeswoman for the flotilla organizers located in Cyprus, told Gush Shalom activists that the Israeli commandos landed by helicopter on the boats and immediately opened fire.
This is a day of disgrace to the State of Israel, a day of anxiety in which we discover that our future was entrusted to a bunch of trigger-happy people without any responsibility. This day is a day of disgrace and madness and stupidity without limit, the day the Israeli government took care to blacken the name of the country in the world, adding convincing evidence of aggressiveness and brutality to Israel's already bad international image, discouraging and distancing the few remaining friends.
Indeed, today a provocation took place off the coast of Gaza - but the provocateurs were not the peace activists invited by the Palestinians and seeking to reach Gaza. The provocation was carried out by Navy ships commandos at the bidding of the Israeli government, blocking the way of the aid boats and using deadly force.
It is time to lift the siege on the Gaza Strip, which causes severe suffering to its residents. Today the Israeli government ripped the mask of its face with its own hands and exposed the fact that Israel did not "disengage" from Gaza. Real disengagement from the area does not go together with blocking the access to it or sending soldiers to shoot and kill and wound those who try to get there.
The State of Israel promised in the Oslo Accords 17 years ago to enable and encourage the establishment of a deep water port in Gaza, through which Palestinians could import and export freely to develop their economy. It's time to realize this commitment and open the Port of Gaza. Only after the Gaza port will be open to free and undisturbed movement, just like the Ashdod and Haifa ports, will Israel really have disengaged from the Gaza Strip. Until then, the world will continue - and rightly so - to consider the Gaza Strip under Israeli occupation and the State of Israel as responsible for the fate of the people living there.
לעיתונות 31.5.2010
אורי אבנרי: בלב ים בוצע הלילה מעשה פשע בפקודת ממשלת ישראל ופיקוד צה"ל
התקפה מלחמתית על ספינות סיוע וירי קטלני על פעילי שלום וסיוע הומניטארי
היא מעשה מטורף שרק ממשלה שעברה כל גבול מסוגלת לעשותו
"רק ממשלה מטורפת שאיבדה כל רסן וכל קשר למציאות הייתה מסוגלת למעשה כזה – להתייחס לספינות הנושאות סיוע הומניטארי ופעילי שלום מכל רחבי העולם כאל אויב ולשלוח כוח צבאי אדיר כדי לתקוף אותן במים בינלאומיים, לירות ולהרוג. התירוצים השקרניים שמביאים דוברי הממשלה והצבא למעשה הזה לא ישכנעו איש בעולם" אומר חבר הכנסת לשעבר אורי אבנרי מתנועת גוש שלום. פעילים מגוש שלום ותנועות אחרות עומדים לצאת בשעה 11.00 מתל אביב לקיים הפגנת מחאה לפני מתקן המעצר אליו הובאו פעילי השלום הבינלאומיים.
גרטה ברלין, דוברת מארגני המשט הנמצאת בקפריסין, מסרה לפעילי גוש שלום כי חיילי הקומנדו הישראלים נחתו בהליקופטר על הספינות ופתחו מיד באש לעבר נוסעיהן.
זהו יום של חרפה למדינת ישראל, יום של חרדה בו אנו מגלים כי עתידנו הופקד בידי חבורה של אנשים חסרי כל אחריות שידם קלה על ההדק. זהו יום הוא יום של בושה וחרפה וגם שיגעון וטפשות ללא גבול, יום בו דאגה ממשלת ישראל להשחיר את שמה של המדינה בעולם כולו, לספק הוכחות חדשות ומוחצות לתדמית הכוחנית והברוטאלית שכבר יצאה לישראל בזירה הבינלאומית, לייאש ולהרחיק את מעט הידידים שעוד נותרו לה.
אכן, היום התבצעה פרובוקציה מול חופי עזה – אך הפרובוקטורים לא היו פעילי השלום שביקשו להגיע לעזה על פי הזמנתם ובקשתם המפורשת של התושבים הפלסטינים. את הפרובוקציה ביצעו ספינות חיל הים וחיילי הקומנדו, במצוותה של ממשלת ישראל, כאשר חסמו את דרכן של הספינות והפעילו כוח קטלני.
הגיע הזמן להסיר את המצור על רצועת עזה, הגורם סבל קשה לתושביה. היום קרעה ממשלת ישראל במו ידיה את המסכה מעל פניה וחשפה את העובדה כי מדינת ישראל לא "התנתקה" מעזה. מי שהתנתק באמת משטח אינו חוסם את הדרכים לשטח הזה ואינו שולח חיילים להרוג ולפצוע את כי מי משנסה הלגיע אליו.
מדינת ישראל התחייבה בהסכמי אוסלו לפני 17 שנה לאפשר וגם לעודד הקמת נמל עמוק מים בעזה, דרכו יוכלו הפלסטינים לייבא ולייצא באופן חופשי ולפתח את כלכלתם. הגיע הזמן לממש את ההתחייבות הזאת ולפתוח לרווחה את נמל עזה. רק ברגע שיפתח נמל עזה לתנועה חופשית ובלתי מופרעת, בדיוק כמו בנמל אשדוד ובנמל חיפה, תסתיים באמת התנתקותה של ישראל מרצועת עזה. עד אז, ימשיך העולם – ובצדק – לראות את רצועת עזה כנתונה לכיבוש ישראלי ואת מדינת ישראל כאחראית לגורל התושבים בה
domenica 30 maggio 2010
e la nave va.. la tragedia
Viviamo , come direbbe Barbara Spinelli, in un Truman show , in un mondo falso, di plastica , inventato. In una nave dei folli.
A Tel aviv i prezzi delle case continuano a salire , non si trova un negozio da affittare in città neanche a pagarlo a peso d'oro , le spiagge sono piene di turisti ,e la nave dei folli che si chiama Israele , va... va con lo status quo che continua all'infinito , va a non pensare...così non si decide niente, non si fa niente .... questo è il nostro truman show. ma basta pochissimo e tutto esplode. Se tutto fosse andato bene dalle navi della propaganda avrebbero portato a terra gli aiuti umanitari , controllandoli uno per uno minuziosamente per ore e giorni (la burocrazia della sicurezza, il dio della sicurezza!!!!!!e intanto dai tunnel egiziani arrivano persino le automobili) e poi rispedito a casa il prima possibile i "turisri" male accetti scesi dalle imbarcazioni.
Invece qualcosa è andato male ( non si sa esattamente cosa, di certo non c'era l'intenzione di uccidere , sarebbe stato troppo stupido e controproducente, probabilmente i soldati, poco abituati a fare il lavoro dei poliziotti, sono stati attaccati in modo molto violento e hanno reagito) ma da qui nessuno ancora ci spiega niente.
E la furia del mondo è esplosa. E la paura, all'interno della nave dei folli.
Alla televisione dall'alba non parlano d'altro. Pare ci siano 20 morti tra i dimostranti , tra qui un importante sceicco israeliano , e feriti gravi tra i soldati, ma era tutto prevedibile ( lo aveva previsto ieri un commmentatore israeliano) e la paura quella vera , che ti prende allo stomaco, alle viscere è tremenda. mi telefona un'amica , è terrorizzata .
Alla nave della propaganda era stato proposto di scaricare in un porto israeliano gli aiuti umanitari che sarebbero stati portati a Gaza poi e tornare indietro m ma non avevano accettato. A bordo c'erano parlamentari europei, una reduce della Shoà di 75 anni , persino un un Premio Nobel.n Se tutto fosse andato bene che propaganda sarebbe stata ???
E adesso potrebbe essere l'inizio di una nuova intifada,o di chi chissà cosa. Forse di disordini tra israeliani palestinesui e israeliani ebrei.
Bibi è in Canada. Ha preteso, in aereo , un letto matrimoniale per lui e la zarina Sara ( che è il vero nostro Primo Ministro). Ad Istnbul ci sono dimostrazioni contro Israele , e a tel Aviv da ieri è in atto il processo della ex collaboratrice domestica della signora Sara Nataniahu ,per maltrattamenti ( della gentile signora nei confronti della domestica).
Fuori, e come al solito, c'è il sole.
A Tel aviv i prezzi delle case continuano a salire , non si trova un negozio da affittare in città neanche a pagarlo a peso d'oro , le spiagge sono piene di turisti ,e la nave dei folli che si chiama Israele , va... va con lo status quo che continua all'infinito , va a non pensare...così non si decide niente, non si fa niente .... questo è il nostro truman show. ma basta pochissimo e tutto esplode. Se tutto fosse andato bene dalle navi della propaganda avrebbero portato a terra gli aiuti umanitari , controllandoli uno per uno minuziosamente per ore e giorni (la burocrazia della sicurezza, il dio della sicurezza!!!!!!e intanto dai tunnel egiziani arrivano persino le automobili) e poi rispedito a casa il prima possibile i "turisri" male accetti scesi dalle imbarcazioni.
Invece qualcosa è andato male ( non si sa esattamente cosa, di certo non c'era l'intenzione di uccidere , sarebbe stato troppo stupido e controproducente, probabilmente i soldati, poco abituati a fare il lavoro dei poliziotti, sono stati attaccati in modo molto violento e hanno reagito) ma da qui nessuno ancora ci spiega niente.
E la furia del mondo è esplosa. E la paura, all'interno della nave dei folli.
Alla televisione dall'alba non parlano d'altro. Pare ci siano 20 morti tra i dimostranti , tra qui un importante sceicco israeliano , e feriti gravi tra i soldati, ma era tutto prevedibile ( lo aveva previsto ieri un commmentatore israeliano) e la paura quella vera , che ti prende allo stomaco, alle viscere è tremenda. mi telefona un'amica , è terrorizzata .
Alla nave della propaganda era stato proposto di scaricare in un porto israeliano gli aiuti umanitari che sarebbero stati portati a Gaza poi e tornare indietro m ma non avevano accettato. A bordo c'erano parlamentari europei, una reduce della Shoà di 75 anni , persino un un Premio Nobel.n Se tutto fosse andato bene che propaganda sarebbe stata ???
E adesso potrebbe essere l'inizio di una nuova intifada,o di chi chissà cosa. Forse di disordini tra israeliani palestinesui e israeliani ebrei.
Bibi è in Canada. Ha preteso, in aereo , un letto matrimoniale per lui e la zarina Sara ( che è il vero nostro Primo Ministro). Ad Istnbul ci sono dimostrazioni contro Israele , e a tel Aviv da ieri è in atto il processo della ex collaboratrice domestica della signora Sara Nataniahu ,per maltrattamenti ( della gentile signora nei confronti della domestica).
Fuori, e come al solito, c'è il sole.
... e la nave va ... a gaza
E la nave va.... sono giorni che non si parla che della nave con gli aiuti umanitari in arrivo a Gaza. Bibi fa il possibile e l'impossibile per non far entrare la nave nelle acque territoriali di Gaza controllate da Israele.
Dice che non c'è un problema umanitario a Gaza . E non è vero. Il problema c'è, anche se nessuno muore di fame , anche se Gaza non è Haiti o il Sudan , ma anche a Gaza nessuno ama crescere i propri figli a "pita" e "zataaar", che sarebbe come vivere a pane e acqua .
I bambini non sono denutriti a gaza, sono semplicemente malnutriti e più piccoli di statura dei nostri. Anni di chiusura hanno creato gravissimi problemi di ogni genere , e non è che le medicine ( spesso sono quelle che in Europa sono scadute) o i macchinari medici ( che succede non c'è chi li sa far funzionare o aggiustare quando si rompono) non arrivino. Arrivano, ogni tanto.
Un mio amico di Gaza mi ha chiesto di aiutarlo per fare entrare un generatore" per bene " ( da Israele naturalmente): dice che dai dai tunnel arrivano quelli cinesi che ti danno a fuoco la casa.... ci sto provando. Questo mio amico ha un bambino malato di cuore che abbiamo operato a Tel Aviv. Il piccolo ha bisogno di temperatura fresca d'estate e calda d'inverno e a Gaza l'elettricità manca per ore a volte...
I migliori amici dei palestinesi , alla fine siamo proprio noi.
Ma chi vuole dare una mano a progetti trasversali? Le navi fanno più effetto...sono televisionamente perfetto, piacciono di più . Chi se ne accorge di un bambino operato o di un generatore arrivato ... insomma la chiave del conflitto non l'abbiamo certo noi attivisti israeliani.( o quelli palestinesi)
La chiave di Gaza, alla fine, l'hanno in tanti, da l'Egitto che li tiene ermeticamente chiusi dall'altra parte, a Israele ,a hamas .
Basterebbe un piccolo gesto da parte loro,( la liberazione di Ghilad Shalit?) e un grande gesto da parte nostra ( l'almeno parziale apertura dei valichi).
E la nave di propaganda , non servirebbe più .
A volte basta provare , ma nessuno vuole essere il primo ad essere generoso, o a rischiare.
Dice che non c'è un problema umanitario a Gaza . E non è vero. Il problema c'è, anche se nessuno muore di fame , anche se Gaza non è Haiti o il Sudan , ma anche a Gaza nessuno ama crescere i propri figli a "pita" e "zataaar", che sarebbe come vivere a pane e acqua .
I bambini non sono denutriti a gaza, sono semplicemente malnutriti e più piccoli di statura dei nostri. Anni di chiusura hanno creato gravissimi problemi di ogni genere , e non è che le medicine ( spesso sono quelle che in Europa sono scadute) o i macchinari medici ( che succede non c'è chi li sa far funzionare o aggiustare quando si rompono) non arrivino. Arrivano, ogni tanto.
Un mio amico di Gaza mi ha chiesto di aiutarlo per fare entrare un generatore" per bene " ( da Israele naturalmente): dice che dai dai tunnel arrivano quelli cinesi che ti danno a fuoco la casa.... ci sto provando. Questo mio amico ha un bambino malato di cuore che abbiamo operato a Tel Aviv. Il piccolo ha bisogno di temperatura fresca d'estate e calda d'inverno e a Gaza l'elettricità manca per ore a volte...
I migliori amici dei palestinesi , alla fine siamo proprio noi.
Ma chi vuole dare una mano a progetti trasversali? Le navi fanno più effetto...sono televisionamente perfetto, piacciono di più . Chi se ne accorge di un bambino operato o di un generatore arrivato ... insomma la chiave del conflitto non l'abbiamo certo noi attivisti israeliani.( o quelli palestinesi)
La chiave di Gaza, alla fine, l'hanno in tanti, da l'Egitto che li tiene ermeticamente chiusi dall'altra parte, a Israele ,a hamas .
Basterebbe un piccolo gesto da parte loro,( la liberazione di Ghilad Shalit?) e un grande gesto da parte nostra ( l'almeno parziale apertura dei valichi).
E la nave di propaganda , non servirebbe più .
A volte basta provare , ma nessuno vuole essere il primo ad essere generoso, o a rischiare.
venerdì 28 maggio 2010
miracolo !!!!!! ותרגום לעברית
sono un pò rincretinita. ho sbagliato a fare la prenotazione per quattro biglietti nostri e dì nostri ospiti , e invece di tel aviv milano, milano tel aviv ho prenotato l'esatto contrario , come se partissimo da milano. E ho anche pagato i biglietti!!!!!
ho subito telefonato all'el al dove un ragazzo, Shlomo, gentilissimo , mi ha annullato la prenotazione.
poco dopo dall'El Al di Roma mi ha telefonato la signora Gigliola per assicurarmi che era tutto a posto.
Miracolo!!!!! esistono ancora gli esseri umani, e alcuni si trovasno all'el al, compagnia aerea israeliana.
W l'el al , w Shlomo e W la signora Gigliola.
e adesso mi metto a prenotare il volo giusto ( SARò A VIRGOLETTA MON AMOUR DALL'8 AL 14)
לדוברי העברית כל המסופר לעיל באיטלקית, בא להלל ולשבח על הנס שארע, ולאו דווקא בחחנוכה.
בטעות הזמינה אשתי, באמצעות האינטרנט, כרטיסי טיסה בא-על, אך לאחר שביצעה את התשלום, התברר לה כי בטעות הזמינה את הכרטיסים בכוון ההפוך, במקום לטוס מישראל למילאנו, בוצעה הזמנה ממילאנו לת"א. לאחר שיחה עם שלמה מאל על התקשרו אליה מאל-על רומא, והמישגה תוקן באדיבות וביעילות. אכן לא ייאמן כי ניתן לפתור בעיות גם בדרך פשוטה. תודה לשלמה מאל- על ת"א ולג'ליולה מאל על רומא
ho subito telefonato all'el al dove un ragazzo, Shlomo, gentilissimo , mi ha annullato la prenotazione.
poco dopo dall'El Al di Roma mi ha telefonato la signora Gigliola per assicurarmi che era tutto a posto.
Miracolo!!!!! esistono ancora gli esseri umani, e alcuni si trovasno all'el al, compagnia aerea israeliana.
W l'el al , w Shlomo e W la signora Gigliola.
e adesso mi metto a prenotare il volo giusto ( SARò A VIRGOLETTA MON AMOUR DALL'8 AL 14)
לדוברי העברית כל המסופר לעיל באיטלקית, בא להלל ולשבח על הנס שארע, ולאו דווקא בחחנוכה.
בטעות הזמינה אשתי, באמצעות האינטרנט, כרטיסי טיסה בא-על, אך לאחר שביצעה את התשלום, התברר לה כי בטעות הזמינה את הכרטיסים בכוון ההפוך, במקום לטוס מישראל למילאנו, בוצעה הזמנה ממילאנו לת"א. לאחר שיחה עם שלמה מאל על התקשרו אליה מאל-על רומא, והמישגה תוקן באדיבות וביעילות. אכן לא ייאמן כי ניתן לפתור בעיות גם בדרך פשוטה. תודה לשלמה מאל- על ת"א ולג'ליולה מאל על רומא
mercoledì 26 maggio 2010
miriam perez e anat kam
per chi non l'avesse letto su vanity fair , ecco qui il mio articolo su miriam perez anat kam e uri blau ( quest'ultimo è tuttora a Londra)
Gli Spartani sottomisero il territorio dei Messeni, sottomisero gli abitanti e li ridussero a servi della gleba (Iloti). Per effettuare il loro controllo spietato sopra gli Iloti i cittadini spartani dovettero sottoporsi ad una disciplina militare durissima. Gli Spartani maschi erano addestrati alla guerra fina dall'età di sette anni e vivevano la loro vita come sentinelle di un fortino posto in territorio nemico, sempre preparati alla ribellione di un popolo a cui avevano sottratto la terra e la libertà. Gli Spartani, in cambio della sicurezza, dovettero rinunciare a diverse libertà
( dacronologia.leonardo.it/storia/grek007.htm)
27 marzo 2010.
Muore in combattimento, a Gaza, un soldato israeliano, Eliraz Perez. E non sarebbe una storia di grande importanza (succede spesso, qui), da tenere per giorni nelle prime pagine dei giornali se non fosse che era il secondo figlio di Miriam Peretz, e che la sua morte è avvenuta dodici anni dopo la caduta in combattimento del primo figlio, Uriel, in Libano.
Ma non basta: sette anni dopo la prima tragedia, era mancato anche il marito di Miriam, Eliezer, di crepacuore naturalmente, come spesso muoiono i padri dei soldati morti.
Negli stessi giorni iniziano a girare strane voci a proposito di una storia di censura applicata dallo Shin Beit, o Shabak (che sarebbe il controspionaggio, la sicurezza interna). Trattandosi di censura, e quindi essendoci la proibizione assoluta di parlarne pubblicamente nei giornali israeliani, se ne sa poco. Una mia amica, giornalista dell'“Ha'aretz”, per esempio, non ne sa niente.
Alla fine, come era prevedibile, la storia è uscita, prima sull'“Indipendent” britannico e da lì sul blog della giornalista e premio Pulitzer Judith Miller e poi su google, ansa, a.p., ovunque all'estero.
Ma di quello che sto scrivendo in questo momento mi è proibita, per legge, la pubblicazione in Israele.
La parola chiave della saga è Anat Kam, una giovane giornalista del sito internet israeliano Walla. Fino a pochi mesi fa, pochissimi affezionati lettori la conoscevano o sapevano chi fosse.
La giovane da quattro mesi è sparita , non si sa dove sia, non risponde al telefono, sembra sparita dalla faccia della terra, si è cancellata dal suo sito e da wikipedia.
28 marzo 2010.
Il funerale di Eliraz Peretz parte dalla sinagoga dedicata al nome di Uriel Peretz, il fratello.
Miriam Peretz, il capo coperto, circondata dalla folla, lancia un urlo: "Chi andrò a trovare per primo al cimitero, Uriel, che ormai si è abituato, o Eliraz, che è appena arrivato? che forse ancora non sa...".
Più tardi, a casa, seduta sullo stesso divano sul quale era stata fotografata dodici anni prima da tutti i quotidiani con accanto i due figli rimasti, adesso accanto all'ultimo figlio, Eliasaf, e alla figlia Bat El (tutti hanno nel nome le lettere di Dio, "El - uri-el, el-iezer, eli-asaf, bat-el) Miriam parla.
“Anche Eliasaf” dice, guardando il figlio minore, “è combattente della prima Brigata di fanteria, il Golani".
E poi continua: "Dio ama la brigata di fanteria Golani e ama la famiglia Peretz". (Dio ha uno strano modo di dimostrarlo)
"Con Uriel lo sapevo" dice. "Dal primo giorno, da quando si è arruolato, sapevo che sarebbe morto. Stavo seduta in poltrona e m’immaginavo il suo funerale, passavo le giornate con la radio accesa sui notiziari 24 ore su 24. E a mezzanotte, quel giorno, quando me lo dissero, già lo sapevo. E ricordo di aver svegliato tutta la strada con un grande urlo URIEEEEEL, che non dormissero quando mio figlio era appena morto.
“Ma questa volta non me l'aspettavo. Ero certa che Dio non avrebbe colpito di nuovo.
“Eliraz era molto religioso, molto credente, molto pio, era un simbolo di purezza, di leadership, un grande studioso di Torah.
“Venerdì la mia vicina è entrata e io ho capito qualcosa, ‘ferito?’ ho chiesto, e già mi preparavo a vestirmi e a partire per l'ospedale, perché Eliraz può essere solo ferito, gli era successo tante altre volte, ma non morto. Mi alzo e vedo 15 persone che improvvisamente mi entrano in casa. ‘Cosa fate qui?’ ho chiesto; ‘è ferito, devo andare in ospedale’ e loro rispondono ‘ferito grave’ e io continuo ‘non importa, guarirà’, ‘molto molto grave, gravissimo’ ripetono, e io continuo a prepararmi per andare in ospedale.
“ Questa volta avevo più esperienza. Sapevo cosa fanno quando vengono a dirtelo, ti danno la mano, ti dicono di sederti.
" Quando li ho visti arrivare, li ho riconosciuti e gli ho chiuso la porta in faccia, gli ho chiuso tutte le finestre, tutto, tutto, ma naturalmente alla fine sono entrati lo stesso, e io li imploravo, datemi ancora un minuto: finché la parola morto non è stata ancora detta, lui è ancora vivo.
“Come la nascita di un bambino, anche la nascita di un popolo e di uno Stato è accompagnata dal sangue" riflette. "La nostra libertà di popolo è legata al sangue, e forse la morte di Eliraz è il nostro sacrificio di Pasqua" conclude. "La morte di Eliraz ha riunito il nostro popolo in un unico dolore. Eliraz è il figlio di tutti".
"sono nata in Marocco" dice in un'altra intervista, "in Marocco andavo a testa bassa, qui i miei figli sono in divisa e io sono una donna fiera".
(fiera e con due figli morti)
Si scoprono altri particolari sulla storia censurata.
Anat Kam è accusata di aver girato a Uri Blau, giornalista del quotidiano “Ha'aretz”, documenti militari segreti che avrebbe copiato in un dischetto, durante il servizio militare di leva (che si fa a diciott'anni), nell'ufficio di un alto ufficiale dell'esercito.
Lei ammette di averlo fatto , e rischia l'ergastolo.
Il quotidiano “Yediot Aharonot” pubblica un'intera pagina dal blog di Judith Miller, con grandi macchie nere dove ci sono informazioni censurate, come facevano i censori nelle lettere dei soldati all'innamorata durante la seconda guerra mondiale. Uri Blau, il giornalista del quotidiano "Ha'aretz" che scrisse, con le informazioni che gli sarebbero state girate da Anat Kam, un lungo articolo (approvato dalla censura militare stessa), è sparito. Dove si trova? Dov Alfon, direttore di “Ha'aretz”, risponde sul sito ebraico "Tikun Olam". “È a Londra (da quattro mesi, ndr) e lì rimarrà finché decideremo altrimenti. O finché ce ne sarà bisogno. Gli articoli di Uri Blau sono dinamite e ci è chiaro perché le autorità non sono soddisfatte che compaiano rivelazioni di questo genere in un grande giornale come il nostro.
“Ma noi siamo una democrazia e quindi continueremo a pubblicare tutto ciò che può essere di pubblico interesse e i nostri giornalisti sono in grado di rivelare. ‘Ha'aretz’ ha una tradizione di 90 anni nella protezione dei suoi giornalisti dalle pressioni governative, e Uri Blau sta ricevendo da noi tutto l'aiuto che gli possiamo fornire”.
6 aprile 2010.
A una settimana dalla morte, la famiglia Peretz torna al cimitero.
"la tua morte ha reso più forte il nostro popolo" dice Miriam.
"E continueremo a tenere la testa alta, anche quando suona la sirena che ricorda la shoah, mai abbassare la testa..." dice la vedova.
Si chiama Shlomit, è giovanissima, ha il viso dolce e bello, gli occhi chiari, la pelle sottile come un velo, il capo coperto, e quattro bambini.
Aveva conosciuto Eliraz al cimitero, all'anniversario della morte del fratello Uriel.
Subito dopo il matrimonio erano vissuti a Gush Katif (colonia a Gaza da cui Israele si è ritirata), vivono oggi in un avamposto in Cisgiordania in una casa che dovrebbe essere presto demolita, insieme con altre 12, perché illegale. La sua migliore amica e vicina di casa è la giovanissima vedova di Roy Klein, l'eroe dell'ultima guerra del Libano, che urlò ai suoi compagni "fate sapere che sono morto" gettandosi su una bomba a mano per salvarli recitando lo "Shema Israel..." (ascolta israele, il signore è nostro dio, il signore è uno...").
I bambini di Shlomit e Eliraz, piccoli, belli e con gli occhi neri del padre, hanno nomi che, tradotti, suonano come "Figlia del mio popolo" (bat Ami), "Nuova luce (or hadash), canto di Sion (Shir zion) e Miriam, come la nonna.
Shlomit a malapena parla del suo dolore, ma si sofferma a lungo sul suo amore per il popolo di Israele, per Eretz Israel, (la terra di Israele).
"amerò questo nostro popolo anche se mi demoliranno la casa" conclude, stoica.
Le voci sull'affaraccio continuano. Ma cosa c'era di così esplosivo nell'articolo ( che si può tuttora tranquillamente leggere nel sito di Ha'aretz) di Uri Blau? Blau raccontò, circa un anno e mezzo fa, che uno dei due militanti della Jihad islamica uccisi a Jenin nel giugno 2007 fu scelto per l'eliminazione fisica in violazione di un dettato della corte suprema israeliana risalente a sei mesi prima. Quella sentenza diceva che, pur restando legali gli omicidi in Cisgiordania, essi venivano ristretti a un numero molto limitato di circostanze: in particolare si affermava che non si doveva ricorrere all'omicidio se era possibile arrestare la persona presa di mira.
In altre storie, in una del gennaio 2009 per esempio, raccontava invece che, secondo informazioni segrete provenienti dal ministero della Difesa, il 75% delle colonie era stato costruito in modo illegale e senza permessi.
8 aprile 2010.
Di Miriam Peretz non si parla ormai più. La storia è stata ormai "spremuta" al massimo. Arriveranno presto nuove storie, nuove madri, nuovi eroi. Miriam , preside di una scuola (laica) tornerà presto al lavoro.
E a sorpresa oggi il tribunale ha revocato la famosa censura, ormai diventata ridicola.
Difficile rimane la posizione del giornalista Uri Blau , che si rifiuta di consegnare tutti i documenti ricevuti ( pare fossero circa duemila) e per il momento non si muove da Londra, e della ventitreenne Anat Kam che potrebbe essere accusata di spionaggio. .
Ancora più difficile rimane la posizione del cittadino israeliano stretto tra la parola d'ordine sicurezza e il sacrosanto diritto alla libera informazione. Tra il desiderio di vivere come nella democratica Atene e la paura di diventare il cittadino di una seconda Sparta.
E viene annunciata la distribuzione delle nuove maschere antigas.
L'estate sta arrivando , e a Tel Aviv le strade sono affollate di turisti e le spiagge di ragazze in bikini.
La Galilea è tutta in fiore.
Un mio amico, un giornalista israeliano, mi ha detto: "Tra trecento anni, temo, i bambini ebrei della diaspora studieranno la storia di Eliraz e Uriel Peretz e di Roy Klein come oggi studiano il mito dei Maccabei. E se i "Peretz" di questo paese diventeranno la classe dirigente, alla fine rimarranno solo i bambini della diaspora a cui raccontarla".
Come mi succede sempre in questi casi, non ci ho dormito la notte. Come non ho dormito la settimana prima, dopo aver ascoltato Miriam Peretz , la mia ombra distorta, e sua nuora, la dolce Shlomit.
Spero soltanto che mio figlio Joni , mio figlio , mio, mio, mio e non di un intero Paese, morto a vent'anni mentre faceva il suo dovere in Libano proprio come Uriel Peretz ,( e appena due mesi dopo) forse a modo suo persino un eroe, ma di certo innamorato della sua Miri più che degli avamposti e della santa terra di Israele , abbia urlato , prima di morire, il nome della sua ragazza, massimo massimo, della sua mamma, o del papà.
P.S. Ho letto questa frase a mia figlia Michal che dodici anni fa aveva incontrato il ragazzo ferito che ha visto morire suo fratello , e lei mi ha detto che no, non era andata così: Joni , dopo essere stato colpito, non aveva detto nulla, aveva fatto solo segno con la testa che andava tutto bene , come per tranquillizzare l'amico , per dirgli che non si preoccupasse, e subito dopo era spirato , eroe a modo suo.
Continua sul blog
manueladviri-telaviv.blogspot.com
14.04.10
Gli Spartani sottomisero il territorio dei Messeni, sottomisero gli abitanti e li ridussero a servi della gleba (Iloti). Per effettuare il loro controllo spietato sopra gli Iloti i cittadini spartani dovettero sottoporsi ad una disciplina militare durissima. Gli Spartani maschi erano addestrati alla guerra fina dall'età di sette anni e vivevano la loro vita come sentinelle di un fortino posto in territorio nemico, sempre preparati alla ribellione di un popolo a cui avevano sottratto la terra e la libertà. Gli Spartani, in cambio della sicurezza, dovettero rinunciare a diverse libertà
( dacronologia.leonardo.it/storia/grek007.htm)
27 marzo 2010.
Muore in combattimento, a Gaza, un soldato israeliano, Eliraz Perez. E non sarebbe una storia di grande importanza (succede spesso, qui), da tenere per giorni nelle prime pagine dei giornali se non fosse che era il secondo figlio di Miriam Peretz, e che la sua morte è avvenuta dodici anni dopo la caduta in combattimento del primo figlio, Uriel, in Libano.
Ma non basta: sette anni dopo la prima tragedia, era mancato anche il marito di Miriam, Eliezer, di crepacuore naturalmente, come spesso muoiono i padri dei soldati morti.
Negli stessi giorni iniziano a girare strane voci a proposito di una storia di censura applicata dallo Shin Beit, o Shabak (che sarebbe il controspionaggio, la sicurezza interna). Trattandosi di censura, e quindi essendoci la proibizione assoluta di parlarne pubblicamente nei giornali israeliani, se ne sa poco. Una mia amica, giornalista dell'“Ha'aretz”, per esempio, non ne sa niente.
Alla fine, come era prevedibile, la storia è uscita, prima sull'“Indipendent” britannico e da lì sul blog della giornalista e premio Pulitzer Judith Miller e poi su google, ansa, a.p., ovunque all'estero.
Ma di quello che sto scrivendo in questo momento mi è proibita, per legge, la pubblicazione in Israele.
La parola chiave della saga è Anat Kam, una giovane giornalista del sito internet israeliano Walla. Fino a pochi mesi fa, pochissimi affezionati lettori la conoscevano o sapevano chi fosse.
La giovane da quattro mesi è sparita , non si sa dove sia, non risponde al telefono, sembra sparita dalla faccia della terra, si è cancellata dal suo sito e da wikipedia.
28 marzo 2010.
Il funerale di Eliraz Peretz parte dalla sinagoga dedicata al nome di Uriel Peretz, il fratello.
Miriam Peretz, il capo coperto, circondata dalla folla, lancia un urlo: "Chi andrò a trovare per primo al cimitero, Uriel, che ormai si è abituato, o Eliraz, che è appena arrivato? che forse ancora non sa...".
Più tardi, a casa, seduta sullo stesso divano sul quale era stata fotografata dodici anni prima da tutti i quotidiani con accanto i due figli rimasti, adesso accanto all'ultimo figlio, Eliasaf, e alla figlia Bat El (tutti hanno nel nome le lettere di Dio, "El - uri-el, el-iezer, eli-asaf, bat-el) Miriam parla.
“Anche Eliasaf” dice, guardando il figlio minore, “è combattente della prima Brigata di fanteria, il Golani".
E poi continua: "Dio ama la brigata di fanteria Golani e ama la famiglia Peretz". (Dio ha uno strano modo di dimostrarlo)
"Con Uriel lo sapevo" dice. "Dal primo giorno, da quando si è arruolato, sapevo che sarebbe morto. Stavo seduta in poltrona e m’immaginavo il suo funerale, passavo le giornate con la radio accesa sui notiziari 24 ore su 24. E a mezzanotte, quel giorno, quando me lo dissero, già lo sapevo. E ricordo di aver svegliato tutta la strada con un grande urlo URIEEEEEL, che non dormissero quando mio figlio era appena morto.
“Ma questa volta non me l'aspettavo. Ero certa che Dio non avrebbe colpito di nuovo.
“Eliraz era molto religioso, molto credente, molto pio, era un simbolo di purezza, di leadership, un grande studioso di Torah.
“Venerdì la mia vicina è entrata e io ho capito qualcosa, ‘ferito?’ ho chiesto, e già mi preparavo a vestirmi e a partire per l'ospedale, perché Eliraz può essere solo ferito, gli era successo tante altre volte, ma non morto. Mi alzo e vedo 15 persone che improvvisamente mi entrano in casa. ‘Cosa fate qui?’ ho chiesto; ‘è ferito, devo andare in ospedale’ e loro rispondono ‘ferito grave’ e io continuo ‘non importa, guarirà’, ‘molto molto grave, gravissimo’ ripetono, e io continuo a prepararmi per andare in ospedale.
“ Questa volta avevo più esperienza. Sapevo cosa fanno quando vengono a dirtelo, ti danno la mano, ti dicono di sederti.
" Quando li ho visti arrivare, li ho riconosciuti e gli ho chiuso la porta in faccia, gli ho chiuso tutte le finestre, tutto, tutto, ma naturalmente alla fine sono entrati lo stesso, e io li imploravo, datemi ancora un minuto: finché la parola morto non è stata ancora detta, lui è ancora vivo.
“Come la nascita di un bambino, anche la nascita di un popolo e di uno Stato è accompagnata dal sangue" riflette. "La nostra libertà di popolo è legata al sangue, e forse la morte di Eliraz è il nostro sacrificio di Pasqua" conclude. "La morte di Eliraz ha riunito il nostro popolo in un unico dolore. Eliraz è il figlio di tutti".
"sono nata in Marocco" dice in un'altra intervista, "in Marocco andavo a testa bassa, qui i miei figli sono in divisa e io sono una donna fiera".
(fiera e con due figli morti)
Si scoprono altri particolari sulla storia censurata.
Anat Kam è accusata di aver girato a Uri Blau, giornalista del quotidiano “Ha'aretz”, documenti militari segreti che avrebbe copiato in un dischetto, durante il servizio militare di leva (che si fa a diciott'anni), nell'ufficio di un alto ufficiale dell'esercito.
Lei ammette di averlo fatto , e rischia l'ergastolo.
Il quotidiano “Yediot Aharonot” pubblica un'intera pagina dal blog di Judith Miller, con grandi macchie nere dove ci sono informazioni censurate, come facevano i censori nelle lettere dei soldati all'innamorata durante la seconda guerra mondiale. Uri Blau, il giornalista del quotidiano "Ha'aretz" che scrisse, con le informazioni che gli sarebbero state girate da Anat Kam, un lungo articolo (approvato dalla censura militare stessa), è sparito. Dove si trova? Dov Alfon, direttore di “Ha'aretz”, risponde sul sito ebraico "Tikun Olam". “È a Londra (da quattro mesi, ndr) e lì rimarrà finché decideremo altrimenti. O finché ce ne sarà bisogno. Gli articoli di Uri Blau sono dinamite e ci è chiaro perché le autorità non sono soddisfatte che compaiano rivelazioni di questo genere in un grande giornale come il nostro.
“Ma noi siamo una democrazia e quindi continueremo a pubblicare tutto ciò che può essere di pubblico interesse e i nostri giornalisti sono in grado di rivelare. ‘Ha'aretz’ ha una tradizione di 90 anni nella protezione dei suoi giornalisti dalle pressioni governative, e Uri Blau sta ricevendo da noi tutto l'aiuto che gli possiamo fornire”.
6 aprile 2010.
A una settimana dalla morte, la famiglia Peretz torna al cimitero.
"la tua morte ha reso più forte il nostro popolo" dice Miriam.
"E continueremo a tenere la testa alta, anche quando suona la sirena che ricorda la shoah, mai abbassare la testa..." dice la vedova.
Si chiama Shlomit, è giovanissima, ha il viso dolce e bello, gli occhi chiari, la pelle sottile come un velo, il capo coperto, e quattro bambini.
Aveva conosciuto Eliraz al cimitero, all'anniversario della morte del fratello Uriel.
Subito dopo il matrimonio erano vissuti a Gush Katif (colonia a Gaza da cui Israele si è ritirata), vivono oggi in un avamposto in Cisgiordania in una casa che dovrebbe essere presto demolita, insieme con altre 12, perché illegale. La sua migliore amica e vicina di casa è la giovanissima vedova di Roy Klein, l'eroe dell'ultima guerra del Libano, che urlò ai suoi compagni "fate sapere che sono morto" gettandosi su una bomba a mano per salvarli recitando lo "Shema Israel..." (ascolta israele, il signore è nostro dio, il signore è uno...").
I bambini di Shlomit e Eliraz, piccoli, belli e con gli occhi neri del padre, hanno nomi che, tradotti, suonano come "Figlia del mio popolo" (bat Ami), "Nuova luce (or hadash), canto di Sion (Shir zion) e Miriam, come la nonna.
Shlomit a malapena parla del suo dolore, ma si sofferma a lungo sul suo amore per il popolo di Israele, per Eretz Israel, (la terra di Israele).
"amerò questo nostro popolo anche se mi demoliranno la casa" conclude, stoica.
Le voci sull'affaraccio continuano. Ma cosa c'era di così esplosivo nell'articolo ( che si può tuttora tranquillamente leggere nel sito di Ha'aretz) di Uri Blau? Blau raccontò, circa un anno e mezzo fa, che uno dei due militanti della Jihad islamica uccisi a Jenin nel giugno 2007 fu scelto per l'eliminazione fisica in violazione di un dettato della corte suprema israeliana risalente a sei mesi prima. Quella sentenza diceva che, pur restando legali gli omicidi in Cisgiordania, essi venivano ristretti a un numero molto limitato di circostanze: in particolare si affermava che non si doveva ricorrere all'omicidio se era possibile arrestare la persona presa di mira.
In altre storie, in una del gennaio 2009 per esempio, raccontava invece che, secondo informazioni segrete provenienti dal ministero della Difesa, il 75% delle colonie era stato costruito in modo illegale e senza permessi.
8 aprile 2010.
Di Miriam Peretz non si parla ormai più. La storia è stata ormai "spremuta" al massimo. Arriveranno presto nuove storie, nuove madri, nuovi eroi. Miriam , preside di una scuola (laica) tornerà presto al lavoro.
E a sorpresa oggi il tribunale ha revocato la famosa censura, ormai diventata ridicola.
Difficile rimane la posizione del giornalista Uri Blau , che si rifiuta di consegnare tutti i documenti ricevuti ( pare fossero circa duemila) e per il momento non si muove da Londra, e della ventitreenne Anat Kam che potrebbe essere accusata di spionaggio. .
Ancora più difficile rimane la posizione del cittadino israeliano stretto tra la parola d'ordine sicurezza e il sacrosanto diritto alla libera informazione. Tra il desiderio di vivere come nella democratica Atene e la paura di diventare il cittadino di una seconda Sparta.
E viene annunciata la distribuzione delle nuove maschere antigas.
L'estate sta arrivando , e a Tel Aviv le strade sono affollate di turisti e le spiagge di ragazze in bikini.
La Galilea è tutta in fiore.
Un mio amico, un giornalista israeliano, mi ha detto: "Tra trecento anni, temo, i bambini ebrei della diaspora studieranno la storia di Eliraz e Uriel Peretz e di Roy Klein come oggi studiano il mito dei Maccabei. E se i "Peretz" di questo paese diventeranno la classe dirigente, alla fine rimarranno solo i bambini della diaspora a cui raccontarla".
Come mi succede sempre in questi casi, non ci ho dormito la notte. Come non ho dormito la settimana prima, dopo aver ascoltato Miriam Peretz , la mia ombra distorta, e sua nuora, la dolce Shlomit.
Spero soltanto che mio figlio Joni , mio figlio , mio, mio, mio e non di un intero Paese, morto a vent'anni mentre faceva il suo dovere in Libano proprio come Uriel Peretz ,( e appena due mesi dopo) forse a modo suo persino un eroe, ma di certo innamorato della sua Miri più che degli avamposti e della santa terra di Israele , abbia urlato , prima di morire, il nome della sua ragazza, massimo massimo, della sua mamma, o del papà.
P.S. Ho letto questa frase a mia figlia Michal che dodici anni fa aveva incontrato il ragazzo ferito che ha visto morire suo fratello , e lei mi ha detto che no, non era andata così: Joni , dopo essere stato colpito, non aveva detto nulla, aveva fatto solo segno con la testa che andava tutto bene , come per tranquillizzare l'amico , per dirgli che non si preoccupasse, e subito dopo era spirato , eroe a modo suo.
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14.04.10
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